PROSEGUE LA RUBRICA DI PROMOZIONE DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA SVILUPPATA DA CONFARTIGIANATO, CON LA DODICESIMA TAPPA DI ALESSANDRIA E LA VISITA ALLE TRE SCULTURE IN PIAZZA DUOMO
Le sculture che raffigurano Gagliaudo e San Francesco collocate in facciata provengono dal Duomo primitivo, originariamente edificato nella attuale piazza della Libertà, demolito da Napoleone nel 1803 per realizzare la piazza d’armi. Potrebbero essere opera di un lapicida lombardo attivo tra il XII e il XIII secolo. La scultura murata nell'angolo sinistro della facciata (angolo via Parma) è comunemente ritenuta il ritratto di Gagliaudo Aulori, pastore e produttore di formaggi, che secondo la leggenda salvò la città durante l'assedio del Barbarossa nel 1174. Più probabilmente la statuetta raffigura Atlante che regge il mondo (piatto).
Il bassorilievo inserito nella nicchia trilobata sulla facciata della canonica è forse la testimonianza apocrifa del passaggio di San Francesco da Alessandria che, secondo la tradizione, sarebbe avvenuto intorno al 1213; l'opera dovrebbe rappresentare il Miracolo di San Francesco e la lupa. Secondo altre interpretazioni, potrebbe trattarsi della rappresentazione di Sansone che smascella il leone.
La Madonna della Salve, anticamente Madonna dello spasimo - uno degli appellativi con cui la Chiesa cattolica venera Maria madre di Gesù - è la patrona della Diocesi di Alessandria e viene celebrata la terza domenica dopo Pasqua. La rappresentazione iconografica è resa in forma di scultura in legno di pioppo che, nella religione cattolica, raffigura Maria sorretta da Giovanni ai piedi della croce. Nel 1489 il miracoloso sudore fuoriuscito dalla statua in occasione delle celebrazioni in cattedrale dedicate a San Giorgio, diede ovvio alla venerazione popolare della Madonna, ancora oggi assai diffusa e culminante nell'annuale processione. Recentemente è stata attribuita allo scultore Baldino di Surso, attivo in zona nella seconda metà del XV secolo. La sua realizzazione potrebbe collocarsi attorno al 1470, data anteriore al fatto prodigioso che l'ha trasformata nella patrona della città. Dello stesso scultore è conservato, nella prima cappella della navata di destra, un grande crocefisso ligneo che pare provenga come la Madonna dalla chiesa di Santa Maria di Castello.
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