PROSEGUE LA RUBRICA DI PROMOZIONE DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA SVILUPPATA DA CONFARTIGIANATO, CON LA OTTAVA TAPPA DI ALESSANDRIA E LA VISITA ALLA CHIESA DI SANTA MARIA DI CASTELLO
La chiesa di Santa Maria di Castello, situata nella omonima piazza nel cuore di Borgo Rovereto, antico quartiere del centro storico di Alessandria, può essere considerata un simbolo della sua storia urbana, essendo il luogo più antico della città, e simbolo del polo religioso per eccellenza, successivamente alla demolizione della Cattedrale di San Pietro, da parte di Napoleone nel 1803, per far posto alla piazza d’armi, ora Piazza della Libertà. La chiesa, che affascina per il suo aspetto minimalista, è citata per la prima volta in un documento del 1107, quindi anteriore alla fondazione di Alessandria e fu edificata sul sedime di una preesistente chiesa romanica. Infatti, la costruzione della chiesa risale all'insediamento e popolamento del borgo Rovereto, sede di mercato, presso il ponte sul fiume Tanaro, originariamente difeso dal castrum fortificato. La struttura attuale si può far risalire dal punto di vista architettonico alla fine del Quattrocento, per la presenza di elementi tardo gotici. La ripartizione interna è a croce latina, a tre navate separate da pilastri cruciformi che reggono volte a crociera cordonate e archi; l'abside è poligonale.
La facciata tripartita presenta un portale rinascimentale ornato da un bassorilievo con i Dodici Apostoli. Il campanile quattrocentesco durante i restauri del 1887 è stato sopralzato per ospitare un orologio a quattro quadranti. La chiesa si presenta piuttosto spoglia a causa degli scavi degli anni '70, attraverso i quali seno emersi i muri e le fondazioni della chiesa del VI-VII secolo e i resti della chiesa romanica. Alcuni capolavori spiccano in quell'ambiente scarno di decorazioni: nella seconda cappella laterale destra un affresco del 1471 raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Giovannino, Onofrio e Giovanni Battista; in una nicchia sul lato sinistro del transetto una scultura tardo quattrocentesca in pietra con tracce di policromia della Beata Vergine della Salve, protettrice della città.
Ma i veri fiori all'occhiello della chiesa sono il Compianto sul Cristo morto (1530), gruppo in terracotta di un plastificatore lombardo, esempio straordinario di teatro del sacro, la Vergine Assunta in cielo, gruppo ligneo seicentesco in cui la Madonna sembra levitare sorretta dagli angeli. Da vedere anche il chiostro annesso alla chiesa (l'unico conservato integro in città) dove i recenti restauri hanno riportato in luce 36 colonne, occultate durante lavori ottocenteschi di rinforzo, quando il fabbricato è stato adibito a caserma militare.
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